Un anno. Il primo anno. Non è un evento così significativo da festeggiare, ma è una tappa, una tappa preziosa da condividere.

Un anno fa, in questo mese di luglio, aprimmo insieme per la prima volta le porte di una casa che tornava a vivere per diventare uno spazio di incontro, di accoglienza, di confronto, di vita.

Un anno dopo possiamo dire, con gioia, che queste porte hanno visto passare tante persone, che questi spazi sono stati vissuti, che la casa è tornata a vivere. E’ stato davvero “il nuovo inizio” che avevamo sognato.
La casa di via Bosco di Casina è diventata subito il fulcro di tutta l’attività della Fondazione Giuseppe e Adele Baracchi concentrando le iniziative di questo nuovo corso, volte a favorire occasioni di incontro su temi esistenziali, sociali, culturali.

 


Era naturale che in questa prima fase fosse nostra cura primaria farvi conoscere e frequentare questo spazio, renderlo abituale, farne davvero ‘casa’.
Proprio per questo, nel realizzare le prime iniziative abbiamo soprattutto pensato a creare uno stile semplice, caldo, familiare, nel quale chiunque si potesse sentire a suo agio. Ci abbiamo provato. Speriamo di aver cominciato nella direzione giusta.
Lo spazio della casa ci ha dato l’opportunità di avviare per la prima volta progetti che prevedessero una continuità di incontro con i destinatari: abbiamo cominciato dai più piccoli del Casentino e dalle loro famiglie con il progetto Porte Aperte, in collaborazione con il Nuovo Laboratorio di Psicologia di Arezzo, che si è sviluppato da gennaio a maggio, coinvolgendo quelle famiglie con bambini al di sotto dei 6 anni che hanno più bisogno di stare insieme, di confrontarsi sui temi a loro più cari, di avere un sostegno nel cammino genitoriale da parte di figure specializzate.

E in questo abbraccio graduale con le generazioni abbiamo aperto uno spazio anche con gli anziani, avviando da marzo un percorso di riflessioni e di incontri al focolare dello stare insieme con il progetto Per riflettere sull’arte del vivere l’età Over coordinato da Maria Teresa Abignente e Sandro Rotili.

Bambini e anziani si sono anche ritrovati insieme, per un giorno, in occasione della festa dei nonni di ottobre.

Inoltre abbiamo cominciato a coinvolgere i ragazzi delle scuole superiori ospitando un nutrito gruppo di giovani delle quinte per quattro giorni nell’ambito del progetto scuola-università sostenuto dall’associazione Prospettiva Casentino e dall’Università di Siena che aveva come scopo di far progettare ai ragazzi, suddivisi in gruppi di lavoro, una Start Up calata nel territorio; e successivamente organizzando una giornata di incontro sul tema della memoria e del futuro con le terze classi: una giornata coordinata dal nostro amico e collaboratore Paolo Ciampi a cui hanno partecipato la regista Ornella Grassi e i giovani dello studentato internazionale e del quarto anno di Rondine Cittadella della Pace.

La casa ha proseguito il percorso di incontri con testimoni di vita che è sempre stato una delle peculiarità della Fondazione: Luigi Verdi ci ha anticipato i contenuti dell’incontro Torniamo umani che poi ha portato in decine di città italiane, Massimo Orlandi ci ha raccontato la bellissima storia di Gino Girolomoni, fondatore dell’agricoltura biologica, Wolfgang Fasser ci ha portato a conoscere aspetti inediti della ‘sua’ Africa, zia Caterina, la tassista più famosa del mondo, ha portato il messaggio colorato per tanti bambini malati che trasmette il suo taxi e la sua figura.

La casa è stata frequentata dalla musica (basti pensare al concerto al tramonto della Filarmonica Enea Brizzi) e dalle parole: o anche da tutte e due insieme come è avvenuto per il reading musicale “Io e lei” di Pia Tuccitto e Federica Lisi Bovolenta. La musica che unisce, molto amata da Giuseppe e Adele, sarà protagonista anche il prossimo 8 settembre con il concerto dell’orchestra OIDA nel giardino della casa.

Infine, ultimo atto di questo primo atto, la casa è diventata casa del cambiamento, ospitando per quattro giorni le menti operative del progetto “Italia che cambia” in una residenza creativa che servirà a far crescere ancora questo progetto legato all’economia sostenibile e alternativa che la Fondazione ha conosciuto e sostenuto sin dagli inizi.

 

Sono successe anche altre cose ma quelle che abbiamo citato sono crediamo sufficienti per contenere “il nuovo inizio”. Un anno dopo possiamo dire che, sì, abbiamo davvero cominciato mettendo nel motore l’energia del vostro consenso, il carburante necessario per andare avanti.

Ci attendono tante sfide, tanti progetti. A volte i progetti li regala anche il calendario: il prossimo 24 ottobre sono cento anni dalla nascita di Giuseppe Baracchi, ispiratore con Adele di questa Fondazione, imprenditore cui il Casentino lega il suo sviluppo produttivo. Sicuramente vorremo festeggiare questo evento e viverlo anche come innesco di altre iniziative sui tanti temi a lui cari, quelli più umanistici, come quelli più scientifici.

Sempre a proposito di anniversari: quest’anno sono esattamente 50 anni dallo sbarco sulla luna, gli stessi che compie la nostra casa quest’anno. Proviamo a incrociare queste due date per trarne un messaggio.

La casa, le nostre radici, continua a essere il punto di partenza verso un’ideale luna, il sogno di incontro e di amicizia che vogliamo costruire con voi.

E allora. Andiamo avanti tutti insieme. Con la voglia di crescere e di camminare, tutti insieme.